Un dialogo aperto tra istituzioni, scuola e professioni sociali, con i giovani al centro. È questo il senso dell’iniziativa «Storie di Vita. Diritto, Speranza e Umanità», promossa dall’associazione Donne Reggine nella Sala Monteleone di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria.

Un momento di confronto che intreccia giustizia, educazione e responsabilità collettiva, chiamando in causa direttamente gli studenti degli istituti superiori della città, invitati a partecipare e interagire con i relatori.

A intervenire, il procuratore del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, Roberto Di Palma, e l’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova, monsignor Fortunato Morrone, affiancati dalla presidente dell’associazione, Sabina Cannizzaro, moderatrice dell’incontro.

Nel suo intervento, Di Palma ha richiamato la complessità del lavoro nel mondo della giustizia minorile, sottolineando l’importanza di competenze specifiche e di un approccio integrato: «Entrare nel mondo giovanile è una sfida, soprattutto per chi è più adulto. Per fortuna il sistema della giustizia minorile è strutturato con figure professionali che ci permettono di farlo, come psicologi specializzati nell’infanzia e nell’adolescenza».

Il procuratore ha poi evidenziato un nodo critico: «Una delle sfide è creare una rete più performante, perché le richieste sono tante e spesso ci troviamo con pochi strumenti per rispondere in modo efficace alle esigenze».

Accanto alla dimensione istituzionale, l’intervento di Sabina Cannizzaro ha posto l’attenzione sul ruolo delle donne e sulla necessità di costruire spazi di ascolto concreti: «Le donne fanno sempre la differenza quando richiamano altre donne su problemi che riguardano la vita quotidiana: lavoro, famiglia, relazioni».

Un impegno che si traduce anche in una presa di posizione chiara sul piano sociale e politico: «Chiederemo al nuovo sindaco la massima attenzione per le donne fragili della città. In questi anni abbiamo ascoltato tante storie drammatiche, spesso vicine a noi più di quanto si pensi. Non permetteremo che un diritto venga trattato come un favore».

Cannizzaro ha inoltre sottolineato il valore educativo dell’iniziativa: «Da mamme ci siamo chieste quanto sia difficile insegnare ai propri figli il rispetto del diritto senza perdere l’umanità. Per questo abbiamo voluto insieme un magistrato, simbolo della giustizia, e un vescovo, espressione di umanità e speranza».

Sul versante umano e pastorale, l’arcivescovo Morrone ha ribadito il valore dell’ascolto e della relazione con i giovani: «Questo è un incontro di ascolto, di storie, di ragazzi che vivono momenti difficili. Sono qui soprattutto per ascoltare».

Un ascolto che diventa occasione di crescita reciproca: «La dignità della persona è poter camminare in piedi, con lo sguardo in avanti. I nostri ragazzi hanno tante ricchezze, sta a noi adulti aiutarli a esprimerle».

Nel corso dell’iniziativa, spazio anche al contributo delle professioni sociali – psicologi, assistenti sociali, avvocati ed educatori – in un confronto che punta a costruire una rete più efficace di supporto ai giovani.

A chiudere il momento, l’esibizione dell’orchestra del liceo musicale «Tommaso Gullì», a sottolineare il valore educativo e culturale di un appuntamento che unisce riflessione e partecipazione.