Al progetto internazionale, che sarà presentato questa mattina a palazzo Alvaro, gli Istituti Penitenziari Giuseppe Panzera della città dello Stretto partecipando con il coinvolgimento della sezione femminile Nausicaa del plesso penitenziario San Pietro
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Varcare la soglia del carcere e non smettere di sperare. Non smettere di credere di potere riparare e ricostituire quel patto sociale violato , di potere affrontare la pena per un torto , anche grave e irreversibile, diventando una persona diversa, migliore . Una sfida ardua che in uno Stato di Diritto fonde insieme il rigore della legge e del distacco dalla "vita libera" con l'umanità della pena e la prospettiva rieducativa della detenzione . Una prospettiva che apre sempre di più alla dimensione riparativa di una giustizia che coinvolge insieme autori del reato e vittime.
Una sfida che non può prescindere dalla partecipazione della società civile, spesso raggiunta solo dal disvalore della condotta e non anche dal desiderio di riscatto che ne può ricevere e che non è mai il riscatto di una persona sola. Non si può prescindere dalla consapevolezza che al di là di quei muri, alti e sovrastati dal filo spinato, vi siano persone. Persone che hanno sbagliato, molte delle quali adesso faticosamente in cammino per rimediare a quel torto, per riscattare la loro condotta , per non sottrarsi al dolore anche immenso che hanno causato ad altri, per prepararsi a "tornare" fuori dove occorre che non siano dimenticati, non siano abbandonati e non continuino a essere giudicati soltanto , come è facile che accada e come molto spesso accade, per quello che hanno fatto.
Dore di cittadinanza
Per porre l'accento su questo dovere di coscienza e cittadinanza che ci compete in quanto persone , ci viene in soccorso l'arte , raffigurando quella soglia non come un confine netto e separato tra il "dentro" e il fuori" ma come un varco che rimane aperto all'unica forza su cui la nostra volontà, anche quando posta a durissima prova, può sempre contare : la Speranza.
Quella del carcere , dunque, non è solo una porta da attraversare per andare "dentro" senza potere tornare spontaneamente "fuori" , ma è anche il confine di una libertà perduta che occorre riconquistare con fatica e con impegno, un limite oltre il quale spingere lo sguardo e il cuore.
E "Porte di speranza" è proprio la denominazione del progetto internazionale che attraverso l'arte edifica umanità e alimenta quel dialogo tra carcere e comunità , che è tanto essenziale quanto da rafforzare e consolidare . In occasione della recente udienza di artisti e curatori, papa Leone XIV li ha ringraziati per il servizio reso della Santa Sede aprendo “vie nuove”. E proprio vie nuove vanno tracciate tra la popolazione detenuta e la comunità per alimentare speranza e umanità.
L’arte che apre “vie nuove”
L'iniziativa, ispirata dall' apertura della Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia per il Giubileo per mano di papa Francesco , è promossa dalla fondazione Pontificia Gravissimum Educationis , in collaborazione con il dipartimento dell'amministrazione Penitenziaria del ministero della Giustizia , patrocinata dal Dicastero per la Cultura e l'Educazione della Santa Sede e realizzata dal Comitato Giubileo Cultura Educazione e da Rampello & Partners, con il contributo di Fondazione Cariplo.
La Direzione degli Istituti Penitenziari Giuseppe Panzera di Reggio Calabria, affidata al Rosario Tortorella , partecipa con la sezione femminile Nausicaa del plesso penitenziario San Pietro a questo progetto che coinvolge altre sette carceri italiane (Milano, Brescia, Venezia, Roma, Napoli, Lecce, Palermo) e due portoghesi (Leiria e Tyres) nella costruzione di porte monumentali e simboliche che, installate su suolo pubblico, anche visivamente ci richiamino a quel dovere di coscienza e cittadinanza che troppo spesso è considerata trascurabile e di nessun significato. Uno spazio di attesa ma anche di riflessione e di inedito incontro tra il carcere e la città, capace di aprire “vie nuove”.
La selezione
Il progetto sarà presentato questa mattina alle ore 11 nella sala monsignor Ferro di palazzo Alvaro, sede la Città Metropolitana di Reggio Calabria , alla presenza del sindaco Francesco Cannizzaro, dell'arcivescovo metropolita di Reggio Calabria - Bova Monsignor Fortunato Morrone e del curatore Davide Rampello .
Sarà un'occasione per parlare in modo diverso della dimensione carceraria, così afflitta da problemi e criticità ancora da risolvere e superare e che non devono passare in secondo piano. Anzi.
Sarà presente anche Ersilia Vaudo Scarpetta astrofisica e Chief Diversity Officer dell'Esa – agenzia Spaziale Europea che per il progetto a Reggio Calabria è stata la personalità del mondo culturale contemporaneo di riferimento. Già a Reggio lo scorso gennaio, ha incontrato le donne detenute della sezione Nausicaa del plesso San Pietro. Le ha ascoltate, con loro ha dialogato lasciandosi ispirare per la progettazione artistica della porta. Le testimonianze raccolte confluiranno in un documentario diretto dal regista Giuseppe Carrieri, parte integrante del progetto.
Le otto Porte della Speranza in Italia
Quella installata a Reggio sarà tra le otto porte monumentali, realizzata con i soli tre materiali della Croce di Cristo, il legno, il metallo e la pietra. Ecco le altre carceri coinvolte: San Vittore di Milano con Michele De Lucchi, già inaugurata lo scorso dicembre; Canton Mombello di Brescia con Stefano Boeri inaugurata lo scorso marzo; la sezione femminile di Borgo San Nicola di Lecce con Fabio Novembre; Regina Coeli a Roma con Gianni Dessì; Santa Maria Maggiore a Venezia con Mario Martone; Pagliarelli di Palermo con Massimo Bottura; Secondigliano a Napoli con Mimmo Paladino.



