Un uomo siede in silenzio sul lungomare, accarezzato dalla luce del tramonto. Tra memoria e sogno, il tempo sembra fermarsi sotto la protezione eterna della dea
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C’è un momento, sul finire del giorno, in cui il mare smette di essere soltanto acqua e diventa memoria liquida, specchio di ciò che siamo stati e di ciò che ancora non sappiamo di essere. In questo spazio sospeso, un uomo siede ai piedi di Atena, come se cercasse nella sua presenza una risposta o forse soltanto un rifugio. Non parla, non si muove: lascia che sia il vento a raccontare per lui, che siano le onde a tradurre i suoi pensieri.
Il tramonto stende sul lungomare un velo dorato, quasi irreale. I contorni si sfumano, le certezze si allentano. È un’atmosfera che non appartiene del tutto al giorno né alla notte, ma a quel territorio fragile in cui i ricordi tornano a galla senza chiedere permesso. Forse pensa a qualcuno, forse a se stesso, o forse, più semplicemente, si concede il lusso raro di esistere senza domande.
Sotto lo sguardo immobile della dea, il tempo si arrende. E tutto, per un istante, trova pace

