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In porto a Reggio Calabria la nave Humanity 1 (già Sea Watch 4, costruita nel 1976 e battente bandiera tedesca) che nella serata di mercoledì 20 novembre ha eseguito un’operazione di soccorso in mare di 70 migranti, di cui 43 uomini, una donna e 26 minori non accompagnati, provenienti da Eritrea, Etiopia, Gambia, Mali, Senegal, Sudan, Sud Sudan, Siria.
«Il gommone era partito dalla Libia già due giorni prima. Quando siamo intervenuti, il gommone aveva perso molta aria, assorbito acqua e rischiava di affondare. Nessuno indossava un giubbotto di salvataggio.
Le autorità italiane hanno inizialmente assegnato Bari – a oltre 1.110 chilometri di distanza – come porto sicuro. In condizioni meteorologiche avverse, il viaggio avrebbe comportato uno sforzo enorme per i sopravvissuti e l’equipaggio. Le autorità hanno successivamente risposto all’appello del nostro equipaggio e hanno cambiato il porto in Reggio Calabria in Italia». È quanto si legge sul sito della ong Sos Humanity.
Sul molo di Ponente del porto di Reggio, presidiato dalle forze dell’ordine, già da qualche mese insiste un hotspot (è stata infatti chiusa la palestra della scuola media dismessa Boccioni di Gallico fino ad alcuni mesi fa adibita a centro di prima accoglienza) realizzato da Prefettura e Comune. Qui i migranti attenderanno i trasferimenti.
Due tensostrutture (10 per 24 metri), sei moduli bagno e quattro moduli docce per la prima accoglienza che già nelle scorse settimane ha ospitato migranti sbarcati, per esempio, a Roccella.
Già allertata qualche giorno dalla prefettura la macchina dell’accoglienza. In attività mediatori e operatori delle Ong e le volontarie e i volontari del Coordinamento diocesano sbarchi della Croce Rossa. Questi ultimi hanno in gestione l’hotspot. La Questura si occupa del fotosegnalamento e dell’identificazione. Alle visite mediche provvede il personale dell’Usmaf, ufficio di Sanità marittima, aerea e di frontiera.
Si tratta del terzo sbarco al porto di Reggio Calabria nel 2024 dopo quello di aprile e di marzo scorsi in occasione del quale la nave Sea Eye 4 era stata “fermata”, in applicazione del decreto Piantedosi. Provvedimento poi a giugno annullato dal Tar.
Il porto di Reggio Calabria, contrariamente a quanto avvenuto negli anni scorsi e a quanto avvenuto a Roccella, in questo 2024 ha rivestito un ruolo marginale nella geografia degli approdi. E non si tratta solo di flussi dirottati già in acque internazionali. Sarà stato, anche ma non soltanto, necessario essere pronti con l’hotspot che garantirà adesso un’accoglienza dignitosa e adeguata già sul molo.

