Stanotte è stata tutto sommato tranquilla. Se così si può definire il frangente orario succeduto ad un sabato di acqua e fango, partito con una notte di pioggia torrenziale: poche ore per ritrovarsi nuovamente in ginocchio. L'Area Grecanica si è risvegliata sabato sotto il fango, con strade sventrate, automobili trascinate dalla furia dell'acqua, frane, abitazioni allagate e intere comunità isolate. Un territorio già duramente provato dal ciclone Harry, che all'inizio dell'anno aveva devastato soprattutto il litorale, costretto ad affrontare un'altra emergenza dalle conseguenze pesantissime. Stavolta l'acqua ha colpito ovunque, dalla costa alle montagne, travolgendo infrastrutture e servizi essenziali, riportando alla luce tutte le fragilità di un comprensorio che fatica a trovare pace.
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Il maltempo che ha ripreso a sferzare la Calabria. Colpito in particolar modo il reggino. Il violento nubifragio che si è abbattuto nella notte sull'area grecanica ha lasciato dietro di sé uno scenario di devastazione. A Melito Porto Salvo strade franate, automobili trascinate nelle fiumare e il Pronto Soccorso allagato. Dichiarato lo stato di calamità naturale. Un territorio nuovamente in ginocchio dopo il ciclone Harry di inizio anno

Melito Porto Salvo è stato l'epicentro di una giornata drammatica, cominciata nel cuore della notte con precipitazioni di eccezionale intensità e proseguita tra interventi di soccorso, sopralluoghi istituzionali e operazioni di ripristino. Le immagini delle auto trascinate nelle fiumare, delle strade franate e del fango accumulato lungo le vie cittadine restituiscono soltanto una parte dei danni. Il sindaco Tito Nastasi ha parlato di una situazione di «estrema emergenza», con criticità diffuse nel centro urbano e nelle frazioni, danni alle reti idriche e fognarie e problemi agli impianti elettrici. L'amministrazione comunale ha dichiarato lo stato di calamità naturale, invitando la popolazione a limitare gli spostamenti allo stretto necessario.

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A rendere ancora più pesante il bilancio è la distribuzione dei danni. «È stato un evento che ritengo molto più grave rispetto al ciclone Harry, perché i danni subiti oggi da Melito sono molto diffusi e variegati, individuati in vari punti di tutto il territorio comunale», ha spiegato l'ingegnere Francesco Maisano dell'Ufficio tecnico comunale, impegnato dalle 3:30 del mattino nel monitoraggio dell'emergenza. Il paragone riguarda soprattutto l'estensione delle conseguenze: Harry aveva concentrato la propria forza distruttiva sul lungomare, mentre il nubifragio ha investito contemporaneamente strade, contrade, infrastrutture e servizi. «Eravamo usciti proprio da poco tempo da quella situazione emergenziale e siamo entrati in un'altra. Però ce la faremo anche questa volta».

Il Pronto Soccorso invaso dal fango e la corsa per riaprirlo

Tra le prime emergenze affrontate nella mattinata, quella dell'ospedale Tiberio Evoli di Melito Porto Salvo, dove acqua e fango hanno invaso il Pronto Soccorso, compromettendo temporaneamente la funzionalità di un presidio sanitario fondamentale per l'intero comprensorio. All'esterno, gli accessi sono stati ricoperti dai detriti, rendendo necessario un intervento massiccio con Bobcat, idropulitrici e altri mezzi meccanici. Accanto agli operatori della Protezione Civile e ai volontari hanno lavorato anche medici e infermieri fuori servizio, che si sono messi spontaneamente a disposizione per liberare gli ambienti e restituire alla comunità un servizio indispensabile.

Sul posto è arrivato il dirigente generale della Protezione Civile regionale Domenico Costarella, accompagnato dal sindaco Nastasi, dalla consigliera regionale Daniela Iiriti, dai sindaci e dai rappresentanti istituzionali del territorio. «È un ospedale che serve diversi comuni dell'Area Grecanica, quindi è necessario andare a vedere la situazione e lavorare per renderlo immediatamente fruibile», ha sottolineato Costarella, mentre Iiriti ha evidenziato la necessità di garantire la sicurezza della struttura anche in vista di ulteriori precipitazioni. La consigliera ha riferito di aver avviato sin dalle prime ore della mattinata un'interlocuzione con il presidente della Regione Roberto Occhiuto, richiamando l'impegno delle istituzioni e dei volontari.

Intorno alle 16:30 il Pronto Soccorso è tornato operativo, dopo ore di interventi per liberare i locali dal fango. Un risultato importante in una giornata nella quale la possibilità di affrontare nuove emergenze sanitarie rappresentava una delle preoccupazioni principali, soprattutto per le difficoltà di collegamento con i paesi montani.

L'entroterra isolato, le strade provinciali cedono sotto la pioggia

Mentre a Melito si lavorava per liberare le strade, l'emergenza risaliva lungo le arterie provinciali verso Bagaladi, San Lorenzo, Roccaforte del Greco e Roghudi. La SP3 e la SP23 sono state interessate da smottamenti, frane e cedimenti che hanno reso difficoltosi, quando non impossibili, i collegamenti. Il consigliere metropolitano e sindaco di Roghudi Pierpaolo Zavettieri ha effettuato una ricognizione lungo la rete viaria, riscontrando danni particolarmente gravi sulla SP3, dove l'azione dell'acqua ha provocato il cedimento dei muri di contenimento lungo il torrente Tuccio. «Sono crollati i muri di contenimento tra il torrente Tuccio e la SP3 e saranno quindi lavori importanti da avviare immediatamente», ha spiegato, richiamando la necessità di interventi urgenti.

Bagaladi è rimasta senza energia elettrica e collegamenti telefonici, con un guasto la cui riparazione è stata ostacolata proprio dalle frane. Il sindaco Santo Monorchio ha segnalato l'impossibilità per il camion destinato al trasporto di un gruppo elettrogeno di attraversare i tratti compromessi della SP3, rendendo necessario cercare una soluzione con un mezzo più piccolo. Corrente tornata poi solo in serata. Preoccupazione anche per l'isolamento di una struttura che ospita persone fragili e con disabilità. A Roghudi nuovo si sono registrati accumuli di fango, mentre ulteriori verifiche hanno interessato il borgo antico e le frazioni interne.

A Roccaforte del Greco, alle difficoltà della viabilità si sono aggiunte interruzioni dell'energia elettrica e delle comunicazioni. Il sindaco Ercole Nucera ha denunciato una situazione di isolamento aggravata da dissesti stradali mai risolti. Il racconto più impressionante riguarda un pullman rimasto intrappolato tra due frane mentre percorreva il collegamento da San Lorenzo verso Melito Porto Salvo. «È stata proprio una fortuna che non sia successa una disgrazia», ha dichiarato Nucera, chiedendo un incontro con il prefetto e con i responsabili della viabilità metropolitana. Il primo cittadino ha puntato il dito contro le condizioni delle infrastrutture, sollecitando interventi capaci di superare definitivamente criticità che si trascinano da decenni.

Da Fossato a Lazzaro, il maltempo travolge anche gli altri comuni

Il bilancio della giornata si è progressivamente allargato anche a Montebello Jonico, dove una grossa frana staccatasi dal monte Lungìa ha invaso il centro abitato di Fossato Jonico, provocando danni rilevanti. Criticità sono state registrate anche a Saline Joniche, Masella e Montebello, mentre Borgata Rocca è rimasta isolata per buona parte della mattinata. La provinciale Sant'Elia-Fossato e diverse strade comunali sono risultate difficilmente percorribili per la presenza di massi e detriti. Il sindaco Leonardo Suraci, insieme ad amministratori e tecnici, ha avviato le procedure per gli interventi urgenti di messa in sicurezza, partecipando anche al coordinamento istituzionale presso la Protezione Civile territoriale di Melito. Fortunatamente, nel comune non sono state segnalate conseguenze per le persone.

Anche la canonica di Masella è stata allagata. Don Giovanni Zampaglione, che ha raccontato di aver trascorso la mattinata a ripulire gli ambienti insieme ai volontari impegnati nella chiesa, ha rivolto un appello alla Città Metropolitana per la rimozione dei detriti dalle strade e la pulizia dei tombini. «Masella, Montebello e Fossato sono in ginocchio», ha scritto il sacerdote, invitando le comunità a restare unite.

Particolarmente difficile anche la situazione a Bagaladi, rimasta isolata e senza energia elettrica e collegamenti telefonici a causa del nubifragio. Tante le conseguenze di un grave guasto alla rete elettrica, con le operazioni di ripristino ostacolate dalle frane che hanno compromesso la viabilità lungo la SP3. Persino il trasporto di un gruppo elettrogeno si è rivelato problematico: il mezzo pesante incaricato della consegna non riusciva a raggiungere il paese, rendendo necessario individuare una soluzione alternativa. Un'emergenza nell'emergenza, con la comunità costretta ad affrontare i danni del maltempo senza servizi essenziali e con collegamenti stradali fortemente compromessi.

Più a ovest, Motta San Giovanni e Lazzaro hanno dovuto affrontare blackout, danni agli impianti idrici e allagamenti dei sottopassi carrabili verso il mare, compresi quelli in corrispondenza dello svincolo della SS106. Il sindaco Giovanni Verduci ha segnalato danni particolarmente gravi ai pozzi che alimentano la rete dell'acqua potabile, con quadri elettrici e pompe di sollevamento compromessi. Smottamenti e difficoltà alla circolazione hanno interessato anche Valanidi, mentre il rapido intervento della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco ha consentito di affrontare le criticità più immediate e favorire il progressivo ritorno alla normalità.

La Protezione Civile, i volontari e un territorio ancora in allerta

Nel corso del pomeriggio, la Protezione Civile regionale ha comunicato il superamento delle soglie di criticità in diversi comuni del Reggino, con l'attivazione del livello 2 in numerosi territori e del livello 3 a Motta San Giovanni. Il dirigente generale Domenico Costarella ha richiamato l'attenzione sul secondo passaggio della perturbazione, previsto tra il pomeriggio e la serata di sabato, confermando il monitoraggio della situazione da parte della sala operativa regionale.

Nel frattempo, l'emergenza ha mobilitato amministrazioni comunali, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, forze dell'ordine e centinaia di cittadini impegnati nelle operazioni di pulizia e assistenza. Una risposta collettiva che ha trovato anche la vicinanza dell'arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Fortunato Morrone, intervenuto con un messaggio di solidarietà alle comunità colpite.

Resta la dimensione di un disastro che ha investito contemporaneamente la costa e l'entroterra, lasciando dietro di sé danni la cui entità complessiva dovrà ancora essere quantificata. Le verifiche tecniche, la riapertura dei collegamenti e il ripristino dei servizi essenziali accompagneranno i prossimi giorni, insieme alla necessità di individuare le risorse per ricostruire quanto è stato compromesso.

L'Area Grecanica si ritrova così a fare i conti con un'altra ferita, quando quelle lasciate da Harry non si erano ancora rimarginate. A gennaio il mare aveva devastato il litorale, questa volta l'acqua è arrivata dalle montagne, trascinando con sé strade, muri, automobili e certezze. Cambia la direzione della furia, resta la vulnerabilità di un territorio che a ogni emergenza deve ricominciare a rialzarsi.