Sul lungomare, tra onde leggere e architetture eleganti, l’opera di Rabarama dialoga con la bellezza senza tempo di Villa Zerbi, trasformando uno scorcio urbano in un frammento di poesia
Mi piacciono i tramonti pieni di luce, quelli che irrompono da qualche angolo nascosto del cielo e incrinano l’asse terrestre tanto sono spettacolari.
Quelli che ti ricordano perché sei vivo.
(Fabrizio Caramagna)
«Ondeggiando – la debole luce
si avvicina – con le sue ali leggere, fragili, la lucciola vola.
E luccica, perchè teme di restare nelle tenebre
sconosciuta da tutti».
(Yu Ce-Nan)
«E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era». (Quasimodo)
E qualcosa rimane fra le pagine chiare e le pagine scure
E cancello il tuo nome dalla mia facciata
E confondo i miei alibi e le tue ragioni
(Francesco De Gregori)
"E vivevamo, noi due, insieme
tu che mi amavi, io che ti amavo. Ma la vita separa chi si ama, piano piano, senza nessun rumore e il mare cancella sulla sabbia i passi degli amanti divisi" (Jacques Prevert)
«Addio, parola di vetro.
I poeti sono vasi di Murano,
bellissimi da vedere ma delicati nel fiato. Qualcuno ti ha tolto il respiro, qualcuno ti ha toccato il cuore». (Alda Merini)
"Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile. Come finirà tutto ciò? Lo ignoro. [… ] Sono scandaloso. Lo sono nella misura in cui tendo una corda, anzi un cordone ombelicale, tra il sacro e il profano".
(Pier Paolo Pasolini)
“I bambini mostrano le cicatrici come medaglie. Gli amanti le usano come segreti da svelare. Una cicatrice è ciò che avviene quando la parola si fa carne”. (Leonard Cohen)